REPLICA ALLE DICHIARAZIONI DELL’ASSESSORE PROVINCIALE DI BARI, MATTEO PAPARELLA
L´intervento dell´Assessore Provinciale di Bari alla Protezione Civile e Polizia Provinciale Matteo Paparella, apparso su "La Gazzetta del Mezzogiorno” ed. Bari del 27 agosto scorso, merita una breve replica tanto per il contenuto delle dichiarazioni assolutamente destituite di fondamento quanto per il tono poco istituzionale adoperato. Innanzitutto è spiacevole scoprire che l´Assessore non abbia contezza neppure delle attività amministrative svolte dal proprio settore negli anni precedenti. È certo, invece, essendo dimostrabile documentalmente, che sia stato l´Ente Parco ad avviare nel 2006 un tavolo per il coordinamento della sorveglianza nel territorio dell´area protetta e che, proprio l'Amministrazione Provinciale di allora ed il comando della Polizia Provinciale, vanificarono tale progetto per presunti problemi legati alla conservazione di prerogative territoriali e ad un inesistente possibile conflitto con le Polizie Municipali locali. Tale proposta di coordinamento tra le forze dell´ordine è stata, invece, ribadita e sollecitata dall´Ente Parco anche in altre sedi istituzionali, da ultimo proprio in un incontro, sul tema della prevenzione incendi boschivi, svoltosi lo scorso anno presso la Prefettura di Bari alla presenza del Prefetto Schilardi, del Presidente della Regione, Vendola, e del Capo Dipartimento della Protezione civile, Bertolaso. Non si ha alcuna notizia, invece, dell’iniziativa intrapresa in tal senso dalla Provincia. Aspettiamo fiduciosi di esserne compiutamente informati.È strano rilevare, inoltre, come all’Assessore Paparella sfugga anche una delle competenze "qualificanti" il corpo di Polizia Provinciale relativa all´attività antibracconaggio. A suo beneficio si riporta quanto segue: "Il personale della Polizia Provinciale svolge, nell'ambito del territorio di appartenenza, funzioni di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza, nei limiti e con le modalità di cui agli artt. 5 e 6 della Legge 7 marzo 1986 n. 65 e degli artt. 27 - vigilanza venatoria - e 29 - agenti dipendenti degli enti locali - della Legge 11 febbraio 1992 n. 157 - legge sulla caccia -" (cfr. sito web ufficiale della Provincia di Bari:
(www.provincia.ba.it/pls/provinciaba/consultazione.mostra_pagina?id_pagina=132) Peraltro, va rammentato che la Polizia Provinciale nasce negli anni ´60 come Corpo di Guardie Venatorie alle dipendenze del Comitato Provinciale della Caccia.
Quindi, anche da un punto di vista storico le sue affermazioni vacillano. Inoltre, la Polizia Provinciale è stata coinvolta dall’Ente Parco fin dall'inizio nelle operazioni di monitoraggio delle popolazioni di cinghiali nel territorio del Parco da settembre 2009 a gennaio 2010.
Al di là di ogni altra considerazione, ritengo che dovrebbe essere impegno morale e politico, prima ancora che giuridico, della Provincia cercare di fare il possibile perché le scellerate liberazioni incontrollate di cinghiali nell'Alta Murgia, effettuate dalla stessa Provincia almeno negli anni 2000, 2001 e 2002 (Matteo Paparella era già Assessore provinciale sebbene non alla caccia), non arrechino ancora più danni di quanti ne abbiano già prodotti nell´area protetta.
D´altronde, da questo punto di vista, resta significativo il dato per cui nel territorio del Parco si siano registrati più interventi di controllo e prevenzione da parte delle associazioni di protezione ambientale che non da parte della Polizia Provinciale.
Infine, a fronte del tono poco istituzionale dell´Assessore Paparella, è bene che si convinca che l'Ente Parco Nazionale dell'Alta Murgia non gioca a poker e non bluffa essendo dedito ad attività più serie legate alla protezione e valorizzazione delle risorse naturali, nel rispetto delle regole.
Avv. Michele Di Lorenzo
Vice Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Alta Murgia




